Sylvius Leopold Weiss

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Sylvius Leopold Weiss

Evangelina Mascardi, liutista tra le più acclamate della scena internazionale, torna a Milano Arte Musica con un programma proposto in doppia replica interamente dedicato a Sylvius Leopold Weiss, virtuoso del liuto e tra le figure più rappresentative del repertorio barocco, celebre in tutta Europa e molto apprezzato dallo stesso J.S.Bach.

Il programma, che trova spazio nella splendida Sala Capitolare del Bergognone, mette in luce il lato più intimo e narrativo della musica di Weiss, tra danze di corte e pagine più personali.

Sylvius Leopold Weiss

(1686 – 1750)

Fantasia e Rondò

Preludio e Fuga, Rigaudon, Le Sans Souci et Ciaccona

Tombeau sur la Mort Ms Logy

Suite in Fa maggiore

Fantasia, Allemande, Courante, Sarabande, Menuet, Gigue

liutoEvangelina Mascardi

a cura di Raffaele Mellace

Emula di una ritrattista di genio come Rosalba Carriera, anche Evangelina Mascardi ci propone oggi un ritratto: non tramite la pittura, però, bensì attraverso le sonorità del liuto barocco. Il concerto monografico odierno ci presenta infatti a tutto tondo la figura di un musicista che di quello strumento è stato virtuoso sommo, interprete e compositore insieme, com’era consuetudine: Sylvius Leopold Weiss. Rampollo d’una famiglia di musicisti della Bassa Slesia, oggi Polonia, perfezionatosi nella Roma degli Scarlatti e di Corelli, nel 1718 Weiss si stabilì alla Corte di Dresda, dove ricoprì la carica di Cammer-Lautenist (“liutista da camera”), collaborando con i musicisti formidabili (Pisendel, Veracini, Quantz) che componevano l’orchestra di Corte (la migliore d’Europa, secondo Rousseau) fino alla morte, intervenuta nel 1750, nemmeno tre mesi dopo quella di Johann Sebasatian Bach, che gli era maggiore di un anno.

Nella “Firenze sull’Elba”, la Dresda resa splendida dall’ambizione e dalla cultura della dinastia dei Wettiner, Augusto II e III, re di Polonia ed elettori di Sassonia, sospesa tra barocco e rococò, gusto francese e italiano, considerata in tutta l’Europa «l’Atene dei tempi moderni», Weiss si trovò a operare in un ambiente musicale di prima sfera, in cui Wilhelm Friedemann Bach era organista in S. Sofia (in sua compagnia Weiss fece una lunga visita al di lui padre Johann Sebastian a Lipsia nel 1739) e musicisti di Corte erano Jan Dismas Zelenka e Johann Adolf Hasse. Quest’ultimo, maestro della Cappella reale, tenne a battesimo, insieme alla moglie, il celebre mezzosoprano Faustina Bordoni, il figlio di Weiss, chiamato in loro onore Johann Adolf Faustinus (unico tra i suoi fratelli a diventare, con tanto nome, musicista), e compose per Weiss stesso parti memorabili nell’opera Cleofide e nell’oratorio Il cantico de’ tre fanciulli.

Luogo principe dell’esibizione del virtuoso era però naturalmente l’ambito intimo della musica da camera: piacere raffinato destinato alla cerchia ristretta e reservata degli intenditori quali la regina Maria Giuseppina, nei cui appartamenti si svolgevano regolarmente prove d’orchestra e concerti da camera. In quella stanza della musica, luogo d’un godimento estetico esclusivo, andrà immaginato Weiss seduto di fronte allo scelto pubblico di intenditori a prodigare, tra improvvisazioni e restituzione più puntuale del segno scritto (oltre 850 sono i pezzi a lui attribuiti nelle biblioteche di mezza Europa, tutti salvo uno tramandati in intavolature manoscritte) la magia della propria arte. Arte affidata al liuto, strumento che rappresenta la quintessenza degli ideali di eleganza e armonia coltivati a Corte: arredo sonoro di una vita quotidiana trasfigurata dall’incanto armonioso di uno strumento apparentemente tanto fragile e poco fragoroso.

L’arte di Weiss si esprime vuoi nella misura essenziale dell’associazione di due pagine, come nella coppia Fantasia-Rondò che apre il concerto odierno, vuoi nell’architettura sontuosa delle suite complete, incardinate, come da tradizione, attorno a una tonalità unificante. Tipicamente quella in Fa maggiore proposta oggi introduce con una libera Fantasia la serie classica delle cinque danze canoniche della suite francese (Allemande, Courante, Sarabande, Menuet, Gigue), microcosmo variopinto di ascendenze nazionali e di atteggiamenti espressivi diversi. Del tutto analoga è la successione Preludio e Fuga, Rigaudon, Le Sans Souci e Ciaccona, che esordisce con la coppia classica preludio & fuga, oggi frequentata universalmente soprattutto per il tramite della produzione bachiana, per proporre il dittico contrastante d’una danza spigliata (il Rigaudon) e di una posata e cerimoniale (la Ciaccona), a incorniciare una brillante e capricciosa pagina caratteristica, Le Sans Souci, a ricordarci la dimestichezza del grande musicista con un altro potente musicofilo, il re di Prussia Federico il Grande, che Sans Souci (“senza preoccupazioni”) aveva chiamato la propria reggia a Potsdam.

Un altro potente, il conte Johann Anton Losy von Losimthal, note come Comte de Logi, è associato indissolubilmente a un lavoro di Weiss: il tombeau (genere in voga, cui Weiss contribuì in più circostanze, come tanti altri colleghi illustri tra Sei e Settecento, anche per la tastiera)  composto nel 1721 a commemorare la scomparsa dell’aristocratico, conosciuto a Praga quattro anni prima, provetto liutista dilettante e autore di diverse composizioni per lo strumento. Una pagina struggente, che ben testimonia l’incanto che l’arte di Weiss era in grado di trasmettere al suo uditorio tre secoli fa. Incanto dall’efficacia intatta ancora oggi, nella sua capacità di tradurre il gesto aristocratico e contenuto del musicista in un ritratto vivo e palpitante delle umane passioni.

 

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