Sylvius Leopold Weiss: La Grande Partita

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Sylvius Leopold Weiss: La Grande Partita
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Sylvius Leopold Weiss: La Grande Partita

Immerso negli splendidi affreschi della Sala Capitolare del Bergognone, il liutista norvegese Jadran Duncumb, vincitore nel 2021 del Diapason d’or, interpreterà per Milano Arte Musica un programma di rara raffinatezza e intensità che nella maestria compositiva di Sylvius Leopold Weiss e di Wilhelm Friedemann Bach trova la sua massima espressione. Un concerto in doppia replica (ore 18.00 e ore 20.30) per godere a pieno delle inconfondibili e nobili sonorità dello strumento più amato e diffuso di tutto il Settecento: il liuto barocco.

Sylvius Leopold Weiss
(1687 – 1750)
Preludio e Passacaglia in Re Maggiore, Weiss SW16
Johann Adolf Hasse

(1699 – 1783)

Sonata Quarta “fatta per la Real Delfina” in La Maggiore

Allegretto – Allegro

Wilhelm Friedemann Bach
(1710 – 1784)
Fantasia
Sylvius Leopold WeissSonata 39 “La Grande Partita”, Weiss SW39

Ouverture – Corrente – Bouréee – Sarabanda – Minuetto – Presto

– a cura di Raffaele Mellace

Il concerto odierno ci accompagna idealmente a Dresda, “Firenze sull’Elba”, una delle città più splendide dell’Europa del Settecento. Risorta soltanto da qualche decennio dalla distruzione della Seconda guerra mondiale, durante la splendida età augustea, sospesa tra barocco e rococò, gusto francese e italiano, sotto il regno dei principi elettori Wettiner al tempo stesso re di Polonia con i nomi di Augusto II e III, per dirla con Charles Burney questa città elegantissima veniva «considerata in tutta l’Europa come l’Atene dei tempi moderni». E, circostanza che più ci interessa in questa sede, Dresda fu un centro primario di riferimento e irradiazione della cultura musicale nell’Europa centrale. Oggi quella civiltà ci viene incontro per il tramite d’uno strumento nobilissimo, il liuto, che rappresenta la quintessenza degli ideali di eleganza e armonia coltivati a Corte, l’arredo sonoro della sua vita quotidiana.

Il concerto propone in particolare tre figure attive a Dresda all’epoca di Bach, tre fra i migliori musicisti di una piazza brulicante di talenti. Ascolteremo musica del maestro di cappella della Corte reale ed elettorale, il compositore tedesco ma di cultura musicale profondamente italiana Johann Adolf Hasse, il Sassone, per un intero trentennio autentico sole di quello straordinario sistema musicale. Di Hasse verrà eseguita l’ultima delle quattro sonate «fatte per la Real Delfina di Francia» in occasione del viaggio compiuto a Parigi nel 1750 in visita alla principessa sassone Maria Josepha, andata sposa all’erede al trono francese e madre del futuro Luigi XVI. Benché rimasta manoscritta, in ossequio al carattere privato della sua genesi, la raccolta conobbe ugualmente una diffusione cospicua (oggi la si trova integralmente o per numeri separati nelle biblioteche di mezza Europa), anche in trascrizione per liuto. Piccolo campionario dello stile galante, omaggio alla principessa e sorta di suo ritratto sonoro, le quattro sonate, caratterizzate da una scrittura in cui prevale, su un accompagnamento accordale, il profilo nitido d’un melos disteso e cantabile, individuano nel loro segno stilizzato l’eleganza di quella “civiltà della conversazione” della Francia dei Borboni che ha il suo emblema nella Madame de Pompadour ritratta nel 1757 da François Boucher. Nella Dresda di Hasse è attivo anche il primogenito maschio di Bach, Wilhelm Friedemann, divenuto nel 1731, appena ventenne, organista della Sophienkirche, nell’immediate vicinanze della Corte. Lì Friedemann riceveva le visite del padre Johann Sebastian, che nel settembre di quello stesso 1731 vi si esibì in un memorabile recital all’organo, alla presenza dell’apparato musicale di Corte al completo. Le sue fantasie, almeno una decina quelle senz’altro autentiche, propongono una scrittura virtuosistica spiccatamente moderna, ormai remota dal moderno paterno, trasferibile anch’essa agevolmente dallo strumento a tastiera alla tastiera del liuto.

La parte del leone spetta giustamente a un musicista con cui Friedemann Bach si trovò plausibilmente a collaborare spesso negli anni di Dresda: Sylvius Leopold Weiss. Rampollo d’una famiglia di musicisti della Bassa Slesia, oggi Polonia, perfezionatosi nella Roma degli Scarlatti e di Corelli, nel 1718 Weiss s’installò alla Corte di Dresda, dove ricoprì la carica di Cammer-Lautenist (“liutista da camera”), suonando con i musicisti formidabili dell’orchestra di Corte fino alla morte, intervenuta come per Bach in quel 1750 in cui Hasse componeva le Sonate per la Delfina. Proprio Hasse, con la moglie, il celebre mezzosoprano Faustina Bordoni, tenne a battesimo il figlio di Weiss, chiamato in loro onore Johann Adolf Faustinus, e compose per il padre parti memorabili nell’opera Cleofide e nell’oratorio Il cantico de’ tre fanciulli. Naturalmente il luogo principe dell’esibizione del virtuoso è però l’ambito intimo della musica da camera, piacere raffinato destinato alla cerchia ristretta e reservata degli intenditori, quali la regina Maria Josepha, nei cui appartamenti si svolgevano regolarmente prove d’orchestra e concerti da camera. In quella stanza della musica, luogo d’un godimento estetico esclusivo, andrà immaginato Weiss seduto di fronte allo scelto pubblico di intenditori a prodigare, tra improvvisazioni e restituzione del segno scritto (oltre 850 sono i pezzi a lui attribuiti nelle biblioteche di mezza Europa) l’incanto della propria arte. Arte che si esprime vuoi nella misura essenziale dell’associazione di due pagine, come nella coppia preludio-passacaglia SW 16, oggi a noi familiare attraverso la coppia “bachiana” di preludio & fuga; vuoi nell’architettura sontuosa di una suite completa come la splendida SW 39, che attorno alla tonalità “neutra” di Do maggiore, quella con cui si apre il Clavicembalo ben temperato, incardina un’ouverture tradizionalmente articolata al suo interno e una serie di quattro danze canoniche, per concludersi col fuoco d’artificio d’un virtuosistico movimento veloce, a rendere piena compiuta la soddisfazione degli ascoltatori.

 

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