L’Orfeo del Violino: Concerti Grossi

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L’Orfeo del Violino: Concerti Grossi
L’Orfeo del Violino: Concerti Grossi
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L’Orfeo del Violino: Concerti Grossi
L’Orfeo del Violino: Concerti Grossi
L’Orfeo del Violino: Concerti Grossi
L’Orfeo del Violino: Concerti Grossi

L’Orfeo del Violino: Concerti Grossi

La XVII edizione del festival internazionale di musica antica Milano Arte Musica si apre con uno dei più prestigiosi ensemble del panorama musicale internazionale: Accademia Bizantina, diretta al clavicembalo da Ottavio Dantone e accompagnata al violino dal concertmaster Alessandro Tampieri. Grande affezionata del festival fin dalle prime edizioni, l’orchestra nominata al Gramophone Awards 2021 come “Orchestra dell’Anno”, torna in cartellone dopo 3 anni di assenza con L’Orfeo del Violino, un programma che mostra la più importante forma musicale settecentesca, quella del Concerto Grosso, dal punto di vista dei suoi tre maggiori compositori: Arcangelo Corelli, Georg Friedrich Händel e Francesco Geminiani.

Il concerto sarà preceduto da una conferenza spettacolo a cura del musicologo Raffaele Mellace, professore ordinario di musicologia presso l’Università di Genova e attualmente insignito del ruolo di consulente scientifico presso il Teatro alla Scala di Milano. La conferenza si terrà presso MaMu Magazzino Musica.

Arcangelo Corelli
(1653 – 1713)
Concerto Grosso op. 6 n. 4 in Re maggiore
Adagio – Allegro, Adagio – Vivace, Allegro – Allegro
Francesco Geminiani
(1687 – 1762)
Concerto Grosso op. 3 n. 3 in Mi minore
Adagio e staccato, Allegro, Adagio, Allegro
Georg Friedrich Händel
(1685 – 1759)
Concerto Grosso op. 6 n. 2 in Fa maggiore HWV 320
Andante Larghetto, Allegro, Largo, Allegro, ma non troppo
Arcangelo Corelli
(1653 – 1713)
Concerto Grosso op. 6 n. 6 in Fa maggiore
Adagio – Allegro, Largo – Vivace, Allegro
Francesco Geminiani
(1687 – 1762)
Concerto Grosso op. 3 n. 4 in Re minore
Largo e staccato – Allegro – Largo, Vivace
Georg Friedrich Händel
(1653 – 1713)
Concerto Grosso op. 6 n. 7 in Si b maggiore HWV 325
Largo, Allegro, Largo e piano, Andante, Hornpipe
concertmasterAlessandro Tampieri
violini IMaria Grokhotova, Lisa Ferguson
violini IISara Meloni, Mauro Massa, Heriberto Delgado
violeAlice Bisanti, Ayako Watanabe
violoncelliAlessandro Palmeri, Paolo Ballanti
violoneNicola Dal Maso
liutoTiziano Bagnati
clavicembalo, organo e direzioneOttavio Dantone

a cura di Raffaele Mellace

La serata d’apertura del XVII Festival “Milano Arte Musica” racconta innanzitutto un formidabile fenomeno d’irradiazione: d’un autore e d’un genere.  L’autore è Arcangelo Corelli, salutato già nel 1689 da Angelo Berardi come «novello Orfeo». Interprete spettacolare per chi ebbe la fortuna di ascoltarlo suonare e dirigere, Corelli rappresentò per l’Europa intera un formidabile modello compositivo, l’eccellenza d’un magistero strumentale divulgato dalla serie compatta ma completa di sei libri a stampa, la cui clamorosa fortuna editoriale (dell’op. 5 uscirono entro il 1800 35 ristampe, una cinquantina con gli arrangiamenti) ne alimentò il mito. Corelli apparve come un classico, un ideale di equilibrio, ragione e gusto, campione di un’arte elegante di suadente cantabilità e aristocratica sprezzatura. Corona gli opera corelliani la raccolta op. 6 preparata nell’arco di diversi decenni, ma uscita postuma soltanto nel 1714, incunabolo di un genere emblematico del gusto barocco,  il concerto grosso, celebrazione a un tempo di stravaganza inventiva e limpida architettura sonora, con il suo gusto per il chiaroscuro, la coloristica alternanza di vuoti e pieni, luci ed ombre, tra “concerto grosso” (l’ensemble al completo) e “concertino” (tre/quattro strumenti), che si avvicendano rapidamente contrapponendo un volume sonoro magniloquente al brusco arretramento alla dimensione cameristica.

Attorno al genere del concerto grosso si profilano tre ritratti d’autore, altrettante personalità distinte ma strettamente correlate. L’onda lunga del magistero di Corelli si propagò in Europa non soltanto con la diffusione delle sue opere, ma anche per il tramite di allievi e musicisti attivi a Roma all’alba del Settecento. Tra questi un posto d’onore merita il lucchese Francesco Geminiani, che avrebbe perpetuato la lezione del maestro per mezzo secolo dopo la morte di Corelli, tra l’altro trasformando l’intera serie delle sonate op. 5 del maestro nella sua prima raccolta di concerti grossi. All’attività di violinista, nelle sale da concerto e nei celebri teatri di Londra, anche a contatto con la Corte, Geminiani affiancò quelle di compositore, organizzatore, editore e mercante d’arte, in un pendolo con Parigi, Dublino, i Paesi Bassi. Con Corelli aveva poi collaborato assiduamente Georg Frideric Handel durante il giovanile soggiorno romano. La seconda, ultima e definitiva raccolta di concerti grossi di Handel, pubblicata nel 1740 con il medesimo numero d’opus, il 6, di quella corelliana, costituisce un evidente omaggio al collega frequentato in gioventù.

La stagione cui appartiene la musica proposta è il mezzo secolo tra gli atti Ottanta/Novanta del Seicento in cui plausibilmente Corelli mise a punto i suoi concerti grossi e il 1740 dell’op. 6 di Handel, non proprio l’ultima frontiera del genere (nel 1758 Pieter Hellendaal otteneva ancora il privilegio reale i suoi Concerti grossi op. 3), ma sicuramente un avamposto assai avanzato, in una zona liminare della civiltà strumentale barocca (l’anno dopo sarebbe scomparso Vivaldi). Peraltro, i tre medaglioni monografici si collocano in una precisa traiettoria geografica – da Roma a Londra – che tradisce una relazione culturale profonda. Da un lato l’Italia del Grand Tour, culla del concerto grosso, e in particolare la civiltà elegante della Roma del tardo Seicento, in cui le famiglie aristocratiche tengono corti private nei loro palazzi, non di rado dotati di teatri in piena regola. Dall’altro la Londra degli Hannover, la metropoli illuminista degli anni Trenta e Quaranta del Settecento. La Londra degli oratori di Handel, assetata di musica dal Continente, polo d’attrazione di musicisti stranieri, vera e propria capitale del concerto grosso ben oltre il 1740, visse infatti una vera e propria idolatria per Corelli: l’arrivo della sua prima raccolta, scrisse Richard North nel 1728, «spazzò via qualsiasi altro tipo di musica».

Il florilegio di pagine scelte per questa sera propone un gioco di ombre e luci in cui il ruolo dell’ombra spetta a Geminiani, i cui concerti, dall’op. 3 (1732), sono non soltanto in modo minore ma anche caratterizzati da una gestualità drammatica, da soggetti cromatici (come quello dell’Allegro del n. 3), e da un contrappunto denso e teso. Oltremodo luminosi suonano invece i concerti di Corelli e Handel, in modo maggiore, sospesi tra profonda, ariosa quiete e frenetico dinamismo. Dei due capolavori handeliani si apprezzi in particolare il n. 7, datato 12 ottobre 1739, che apre l’ideale secondo volume della serie di dodici, elargendo l’ingegnosissimo tema su note ribattute dell’Allegro e un Andante lieto e scherzoso, che pare riproporre l’euforia dell’aria finale dell’Ariodante: «Dopo notte atra e funesta / splende in ciel più chiaro il sole».

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