L’Arte della Fuga di J. S. Bach

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L’Arte della Fuga di J. S. Bach

Un concerto EXTRA MAM per i 30 anni dell’Associazione

Per celebrare i suoi 30 anni di attività, l’Associazione Culturale La Cappella Musicale presenta il 15 dicembre un’opera sontuosa, considerata come l’apice della parabola artistica di Johann Sebastian Bach: L’Arte della Fuga

Rimasta incompiuta a causa della morte dell’autore, L’Arte della Fuga racchiude un ventaglio straordinario di forme contrappuntistiche di grande virtuosismo ed espressività che rendono Bach uno dei più grandi compositori di tutti i tempi. 

La Basilica di Santa Maria della Passione, sede principale delle attività dell’Associazione, farà da cornice alla serata che vedrà i maestri Maurizio Croci, organista e clavicembalista di fama internazionale nonché direttore artistico dell’Associazione e del Festival Milano Arte Musica, e Pieter van Dijk, professore alla Hochschule für Musik und Theater di Amburgo e al Conservatorio di Amsterdam, esibirsi ai meravigliosi organi gemelli della seconda chiesa più grande di Milano dopo il Duomo.  

A conclusione della serata, si terrà un brindisi nella Sala Capitolare e nel Chiostro della Basilica. 

Johann Sebastian Bach
(1685 – 1750)

Contrapunctus 1, BWV 1080/1

Contrapunctus 2, BWV 1080/2

Contrapunctus 3, BWV 1080/3

Contrapunctus 4, BWV 1080/4

Contrapunctus 5, BWV 1080/5

Canon per Augmentationem in Contrario Motu, BWV 1080/14

Contrapunctus 6, [per Diminutionem] in Stylo Francese, BWV 1080/6

Contrapunctus 7, per Augmentationem et Diminutionem, BWV 1080/7

Contrapunctus 8, BWV 1080/8

Contrapunctus 9, alla Duodecima, BWV 1080/9

Contrapunctus 10, a 4 alla Decima, BWV 1080/10

Contrapunctus 11, a 4, BWV 1080/11

Contrapunctus [12], a 4 [rectus], BWV 1080/12,1

Contrapunctus 12, a 4 inversus, BWV 1080/12,2

[Contrapunctus 13, rectus] Alio modo Fuga a 2 Clav., BWV 1080/18,2

[Contrapunctus 13, inversus] Alio modo, BWV 1080/18,1

[Contrapunctus 14], Fuga a 3 soggetti, BWV 1080/19

organo in Cornu EpistolaeMaurizio Croci
organo in Cornu EvangeliiPieter van Dijk

Die Kunst der Fuge è prima di tutto il manifesto dell’ars subtilior, della musica che assottigliandosi, riducendosi all’essenziale e all’indispensabile mirando al delicato e all’intimo, si fa silenzio, si organizza in una forma talmente pura che il suono pare inafferrabile, ineffabile, le sue strutture irripetibili, gratuite come un giuoco, il suo significato arcano ed occulto come una formula alchimistica”. Così Alberto Basso apre la sua trattazione dell’opus aureum nel capitolo di Frau Musika significativamente intitolato Tra ars e scientia. Scritta come già le Variazioni Canoniche BWV 769 e L’Offerta Musicale BWV 1079 per la Società Scientifica di Lorenz Christoph Mizler, della quale Bach era entrato a far parte nel 1747, L’Arte della Fuga rappresenta certamente il vertice speculativo di Bach e pone tutta una serie di interrogativi che ancora oggi stimolano studiosi, musicologi e filosofi. L’autografo e le due tirature dell’edizione a stampa (del 1751 e del 1752) ci presentano diversi criteri di distribuzione del materiale: la raccolta è formata da ventiquattro pezzi l’ultimo dei quali, il corale Wenn wir in höchsten Nöten sein, non ha alcuna relazione con i precedenti ed inoltre l’ultimo contrappunto a tre soggetti è incompleto. A questo si aggiunge tutta una serie di indizi che sembra provare l’incompletezza dell’intera opera. Nel tentativo di trovare il bandolo della matassa, i critici hanno proposto interpretazioni filosofiche e matematiche del materiale musicale, definendola, in linea con le tendenze della Società Scientifica, un’opera speculativa, pitagorica o addirittura esoterica. Non è questa la sede per entrare nel merito della questione: ma vale la pena sottolineare come i principi teologici, matematici e retorici fossero il normale bagaglio culturale dal quale il musicista barocco traeva spunti per il suo lavoro di compositore e di esecutore: numerose raccolte musicali precedenti l’Arte della Fuga (come ad esempio i Contrappunti di Buxtehude sopra il corale Mit Fried und Freud ich fahr da’in) si presentano come altrettanto ardite costruzioni speculative. I brani dell’Arte della Fuga sono interamente scritti nella moderna tonalità di re minore, erede dell’antico modo dorico ed il soggetto sul quale si basa l’intera raccolta, nella sua apparente semplicità condensa tutti gli elementi portanti di tale modo: la successione delle prima quattro semibrevi Re – La – Fa – Re è costituita dalle “corde” del modo dorico cui segue la nota Do#, sensibile di re minore e la chiusa finale. Nei 23 brani Bach utilizza tutti gli artifici dell’arte contrappuntistica: nel terzo e quarto contrappunto, ad esempio, il tema è all’inverso, nel quinto e nel sesto rectus ed inversus si combinano insieme, nel settimo il tema appare aumentato e diminuito nei suoi valori, nel dodicesimo e nel tredicesimo il tema in ritmo ternario si presenta di nuovo prima al rectus e poi all’inversus, mentre altri brani sono veri e propri canoni, all’ottava, alla decima, alla duodecima, per aumentazione e in moto contrario. Il brano incompiuto è un fuga sopra tre soggetti, il terzo dei quali rappresenta il nome del compositore B A C H (le lettere indicano nell’ordine le note si bemolle, la, do, si naturale): il brano si interrompe nel momento in cui i tre temi si trovano ad essere sovrapposti. Un’ulteriore questione riguarda la destinazione strumentale dell’opera: l’Arte della Fuga è redatta in partitura e non sul doppio pentagramma in uso per la tastiera: per taluni è indubbio quindi che si tratti di una composizione da affidarsi ad un gruppo strumentale (ma un quartetto d’archi incontrerebbe già parecchi problemi, perché le voci non rispettano le normali estensioni del violino e della viola), per altri si tratta di “pura musica intellettuale”, che non ha cioè una precisa destinazione esecutiva. Ma la partitura non esclude affatto l’esecuzione alla tastiera: buona parte della musica tastieristica barocca come i Fiori Musicali di Frescobaldi o la Tabulatura Nova di Scheidt è scritta in partitura. Inoltre un elemento frequente nelle composizioni strumentali barocche è la discrezionalità concessa all’interprete di adattare la partitura al proprio strumento. L’esecuzione di questa sera offre una versione del capolavoro bachiano non facilmente ascoltabile: se le versioni organistiche già sono da preferirsi perché la natura contrappuntistica dei brani si trova a perfetto agio tra le sonorità del re degli strumenti, i due organi di Santa Maria della Passione consentono di eseguire l’opera nella versione più completa evidenziandone, attraverso il dialogo e l’alternanza tra i due strumenti, l’architettura e la natura simmetrica. E l’ascolto confermerà di trovarsi di fronte ad una musica che, pur nella sua complessa elaborazione teorica, non si offre ad una ricezione unicamente intellettuale, ma, fedele alla tradizione barocca, mira a muovere le corde più intime degli affetti.

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