J.S. Bach: Sonate per viola da gamba e clavicembalo

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J.S. Bach: Sonate per viola da gamba e clavicembalo

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Le sonate per viola da gamba e clavicembalo sono fra le più note composizioni di musica da camera per viola da gamba, nonché uno dei momenti più qualificanti nella bellezza delle melodie dei movimenti lenti. A proporle nell’ambito del festival 2023 saranno due punte di diamante della stagione: Christophe Coin, violoncellista e gambista di fama internazionale, riconosciuto come uno dei più maturi e dei più creativi musicisti della sua epoca, insieme al clavicembalista Jan Willem Jansen. A far loro da cornice sarà la splendida Chiesa di San Bernardino alle Monache.

Johann Sebastian Bach
(1685 – 1750)
Sonata in Sol maggiore per viola da gamba e clavicembalo, BWV1027
Adagio, Allegro ma non tanto, Andante, Allegro moderato
Carl Friedrich Abel
(1723 – 1787)
Adagio e Allegro in Re minore
Johann Sebastian Bach
Sonata in Re maggiore per viola da gamba e clavicembalo, BWV 1028
Adagio, Allegro, Andante, Allegro

 

Preludio in Mi b maggiore per liuto o clavicembalo, BWV 998

Sonata in Sol minore per viola da gamba e clavicembalo obbligato, BWV 1029
Vivace, Adagio, Allegro

– a cura di Raffaele Mellace

Per raffigurare, nel primo Seicento, il semidio Orfeo nell’atto d’incantare gli animali, il pittore fiammingo Jan Roos non gli attribuì l’antica lira o la cetra, ma uno strumento del suo tempo: la viola da gamba. Cordofono dalla storia illustre, chiamato a presidiare il registro grave, e come tale diretto concorrente d’ascendenza francese del violoncello di origine italiana (lo esplicita il pamphlet polemico di Hubert Le Blanc Défense de la basse de viole contre les entreprises du violon et les prétentions du violoncel, 1740), la viola da gamba può vantare una straordinaria fortuna innanzitutto secentesca, con un importante prosieguo fin nella seconda metà del Settecento, soprattutto in Germania.

Asse portante del concerto odierno è l’integrale delle sonate che il sommo Johann Sebastian Bach dedicò allo strumento, plausibilmente nella sua piena maturità, per le stagioni concertistiche del Collegium musicum da lui diretto a Lipsia tra il 1729 e il 1741. Alla voce di questo strumento arcaicizzante e dal colore umbratile, spesso associato a una simbologia funebre, sempre negli anni lipsiensi Bach aveva affidato pagine di straordinaria importanza e bellezza in tutte e tre le Passioni: la vertiginosa meditazione del compianto sul Cristo morente dell’aria «Es ist vollbracht» in Giovanni, la mistica «Komm, süßes Kreuz» che reagisce alla Crocifissione in Matteo, il corredo di arie parodiate dall’Ode funebre in Marco. Due classiche sonate da chiesa quadripartite e una terza, tripartita, da camera, questi tre lavori bachiani ripensano il tradizionale rapporto tra strumento melodico e basso continuo, emancipando il clavicembalo, promosso a partner paritetico dello strumento ad arco, come avverrà nella sonata dello stile classico. Non a caso l’unico manoscritto autografo di questo gruppo, quello della Sonata BWV 1027, è intitolato significativamente Sonata à Cembalo e Viola da Gamba. Se alla mano sinistra resta l’incombenza del sostegno armonico, la destra acquista carattere melodico, contribuendo alla realizzazione della trama tipica della sonata a tre, col risultato d’una “polifonia cantante” in cui il canto della melodia accompagnata di ascendenza italiana si coniuga con la predilezione tutta bachiana per il contrappunto.

Potendo segnalare soltanto qualche caratteristica di questa terna, si noti come la Sonata in Sol maggiore BWV 1027 sia dominata dall’ampio Adagio introduttivo, vasta distesa melodica dalla cantabilità severa che contrasta con le dimensioni contenute dei tre tempi successivi. Se vigoroso e memorabile è il dinamico tema dell’Allegro, ma non tanto successivo, dal carattere giocoso, l’Andante offre una sostanziale sospensione del tempo, protesa verso l’approdo conclusivo dell’Allegro moderato, dalla densità compositiva magistrale. Apre la Sonata in Re maggiore un breve Adagio, seguito da un gioioso Allegro bipartito dall’attività motoria incessante. A un’aria tratta da una perduta cantata sacra sembra rimandare il grandioso Andante in si minore, estesa siciliana in 12/8 aperta dal melos nobilissimo dello strumento ad arco. Bach riserva nuovamente straordinarie cure compositive alla conclusione, l’Allegro in 6/8, costruito nello spirito del finale di concerto, alacre e fidente. Sul modello del concerto è infine esemplata interamente la Sonata in sol minore, forse trascrizione d’una sonata o d’un concerto per archi. Il Vivace d’apertura esordisce con il gioioso ritmo anapestico carissimo a Bach, che dà l’abbrivio a un gioco agonistico dalla tensione crescente. Delibato l’intenso lirismo espressivo d’un Adagio straordinariamente dilatato, il breve Allegro conclusivo presenta una scrittura contrappuntistica che impegna le voci nell’esposizione di una fuga. Arricchisce il menù bachiano il tardo Preludio, fuga e allegro BWV 998, composto verso il 1740, che combina in modo originale tre movimenti disparati, ciascuno con metro proprio.

A dar conto della grande popolarità dello strumento in terra di Germania, completano il programma due pagine per viola da gamba sola, dal cosiddetto Manoscritto Drexel, di Carl Friedrich Abel, figlio di quel Christian Ferdinand Abel, gambista dell’orchestra del principe Leopoldo a Cöthen, per il quale Bach forse compose una delle parti della viola da gamba nel Sesto concerto brandeburghese e la serie delle Suite per violoncello. Nato appunto a Cöthen esattamente 300 anni fa, forse allievo dello stesso Bach alla Thomasschule a Lipsia, gambista e violoncellista nell’orchestra di Corte nella Dresda cui sarà dedicato l’ultimo concerto di questa stagione di Milano Arte Musica, Carl Friedrich si stabilì a Londra, dove si associò con il figlio di Johann Sebastian, Johann Christian Bach, nell’organizzazione d’una celeberrima serie di concerti, i Bach & Abel’s Concerts, che nel 1775 approdò all’elegante sede di Hanover-Square. Proprio all’ambiente e agli anni londinesi risalgono queste pagine, che nella poesia pura dell’Adagio potranno restituire qualcosa della raffinatezza di quella civiltà musicale squisita.

 

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