Fermate il Passo!

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Fermate il Passo!

 Il concerto di martedì 20 agosto, eseguito in doppia replica presso la Sala Capitolare del Bergognone, vedrà protagonista Viva Biancaluna Biffi, solista specializzata in strumenti ad arco e invitata presso i più conosciuti e rinomati festival di musica antica d’Europa, Europa dell’Est, Nord e Sudamerica. Con un’interpretazione del tutto sperimentale, la Biffi porta in scena: Fermate il Passo! Tra poesia e musica nell’Italia di inizio cinquecento: un programma concepito interamente per voce sola e viola d’arco sul repertorio delle frottole italiane (fine del XV secolo, inizio del XVI).


Voi che passate qui, fermate il passo
Paolo ScottiO tempo, o ciel volubil che fuggendo
AnonimoSe a mi che t’amo tanto doni morte
Marchetto Cara
(1470 ca. – 1525)
S’io sedo all’ombra Amor giù pone’l strale e l’arco
Filippo de Lurano
(1475 ca. – 1520)
Se m’è grato il tuo tornare, io’l so ben che giaccio in foco

Se per colpa del vostro altiero sdegno
Francesco Varoter
(1460 ca. – 1503)
Nasce l’aspro mio tormento, donna mia sol per mirarte
Gianbattista ZezzoVariazioni sul tema di Staralla ben cussì?
AnonimoHaimé, perché m’hai privo del tuo divino aspetto
Francesco Petrarca
(1304 – 1374)
Hor che’l ciel e la terra e’l vento tace
Bartolomeo Tromboncino
(1470 ca. – 1535)
Non val acqua al mio gran foco
Dissimulare etiam sperasti, perfide
AnonimoScopri, lingua, el mio martire, non tenir più el mal occulto
AnonimoVariazioni sul tema della Follia
Io spero, e lo sperar cresce il tormento
Niccolò BrocoPer servirte perdo i passi, donna, e’l tempo e la fatica
Marchetto CaraSe de fede vengo a meno, prima tu de fe’ mancasti
Marchetto CaraNasce la speme mia da una dolce riso
(originale a quattro voci, versione strumentale)
O numquam pro re satis indignande Cupido
Marchetto CaraDeh non più, deh non più mo’, non temer ch’io me sdegnasse
Antonius Patavus “StringariVariazioni sul tema di Son più matti a questo mondo
Fammi quanto dispetto far mi sai
Marchetto CaraNasce la speme mia da un dolce riso
Bartolomeo TromboncinoOstinato vo’ seguire la magnanima mia impresa
Tu ne quaesieris, scire nefas
Marchetto CaraIo non compro più speranza ché gli è falsa mercanzia
Francesco VaroterVoi che passate qui, firmate il passo

– a cura di Luca Rossetto Casel

Il tempo e la memoria sono condizioni essenziali della musica. L’ascolto della musica, il riconoscimento delle strutture musicali si svolgono attraverso la memoria, che a sua volta opera nel tempo – e sul tempo, manipolandone la percezione. Interrogato in più occasioni sul significato della musica, Igor Stravinskij ebbe a darne diverse definizioni, tutte incentrate sul ruolo del tempo: in un caso descrisse la musica come l’arte dei suoni nel tempo; in un altro, con un leggero ma significativo spostamento d’accento, come l’arte di organizzare il tempo.

E, in effetti, il rapporto tra musica, tempo e memoria rappresenta un tema fondamentale non solo nella prospettiva della riflessione teorica, ma anche in quella della pratica musicale – della musica composta, eseguita, ascoltata.

Proprio il tempo e la memoria – oltre naturalmente alla musica – sono al centro del variegato programma confezionato da VivaBiancaLuna Biffi. Il concerto si presenta come una ricognizione attraverso il panorama della musica profana sviluppatasi nella penisola italiana tra XV e XVI secolo, con particolare attenzione per il genere della frottola e le altre forme che nei suoi confronti presentano maggiori affinità.

Voi che passate qui, fermate il passo, ammonisce in apertura il poeta quattrocentesco Serafino de’ Ciminelli, detto l’Aquilano, in una delle sue Rime di cui si è conservata un’evocativa intonazione d’autore non identificato: rivolgendo al lettore – anzi, all’ascoltatore – un invito a riflettere sulla natura fugace dell’esistenza.

Neanche i sentimenti, neanche l’amore sono al riparo dal decadimento generale. Anzi: come l’accendersi di un tramonto, nella sua luce illusoria l’amore reca in sé un presagio della fine, specialmente se infelice come quello malinconicamente cantato da Marchetto Cara, prendendo a prestito le parole di Panfilo Sasso, in S’io sedo all’ombra Amor giù pone el strale; o, in tono più disincantato, l’anonimo autore dell’ode Haimé, perché m’hai privo del tuo divino aspetto, ironicamente posta in musica su un andamento di danza.

La coscienza della vanità del sentimento amoroso trova toni d’accorato struggimento nella frottola Non val acqua al mio gran foco di Bartolomeo Tromboncino. Simile al calare di una notte tenebrosa, senza speranza, in altre composizioni dello stesso genere quella consapevolezza assume accenti furibondi: così accade in Per servirte perdo i passi di Niccolò Broco, e ancor più in Se de fede vengo a meno, prima tu de fe’ mancasti, sempre di Cara.

Naturalmente, può darsi il caso che il crudele (o semplicemente inconsapevole…) oggetto del desiderio finisca per cedere alle lusinghe dell’innamorato. La speranza, la vita stessa paiono riaccendersi nella luce sfolgorante di un’alba. È ancora una frottola di Cara, Deh non più, deh non più mo’, non temer ch’io me sdegnasse, a dipingere l’incredulo stupore dello spasimante ricambiato. La felicità si avvicina pericolosamente alla pazzia: Fammi quanto dispetto far mi sai, si spinge a dichiarare Angelo Poliziano nella Rima XXXIII, intonata nella forma di un rispetto da un compositore rimasto ignoto, «e’ non potrà però mai fare el cielo | ch’io non ti onori e ami di buon zelo». Come se non bastasse, Tromboncino rincara la dose in una frottola il cui profilo marcato conferisce all’intonazione un carattere perentorio che ben si adatta al tono del testo verbale: Ostinato vo’ seguire la magnanima mia impresa, qualunque cosa succeda, a qualunque costo.

Purtroppo, è inevitabile: tutto è destinato a finire e, prima o poi, il trascorrere del tempo porterà il momento della disillusione. È nuovamente Cara a dar voce a quella triste consapevolezza: Io non compro più speranza ché gli è falsa mercanzia. Sotto la spinta implacabile del tempo, tutto corre, lanciato in avanti. Verso la fine o un nuovo inizio? Voi che passate qui, firmate il passo, riecheggiano i versi di Luigi Pulci intonati in forma di strambotto da Francesco Varoter. La vita, come la musica, è una questione di tempo e memoria.

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