Angeli Musicanti

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Angeli Musicanti

Angeli Musicanti

Il percorso tematico Angeli Musicanti: musica e pittura tra Rinascimento e Barocco, è una Promenade musicale ed artistica incentrata su un tema molto ricorrente nei dipinti di chiese e musei milanesi, e che pone l’accento su scene di angeli intenti a suonare strumenti antichi. Il percorso riprende le fila e il successo di pubblico ottenuti nel 2023 con il simil excursus dedicato ad Ambrogio da Fossano, e si svilupperà in due tappe ognuna costituita da una parte di concerto e una di visita guidata. La prima alle ore 15.30 si svolgerà presso il Salone Dorato del Museo Poldi Pezzoli, la seconda invece alle 19.00 presso la Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore.

Le visite guidate rappresentano parte integrante di ogni evento, pertanto non è necessaria alcuna prenotazione aggiuntiva.

Ad aprire il dittico di appuntamenti sarà l’esibizione del duo Marenzoni-Pola, due allievi dell’Istituto di Musica Antica del Conservatorio di Milano, che si esibiranno alle ore 15.30 presso una sede inedita nella storia del festival: il Salone Dorato del Museo Poldi Pezzoli di Milano. Il programma, dal titolo Udite amanti. Arie, ariette e lamenti d’amore del Seicento, precederà la visita al Museo, incentrata sulla riscoperta delle più belle tele dedicate al tema in questione presenti nel Museo, di cui la Madonna in trono con il Bambino e Angeli musicanti di Ludovico Brea, la Madonna dell’Umiltà e angeli musicanti di Zanobi Strozzi e la Madonna in trono con il Bambino e due angeli musicanti di Cristoforo Caselli.

ATTENZIONE: l’acquisto dei biglietti per il concerto di Marenzoni-Pola è possibile SOLO Online. Per motivi organizzativi non sarà possibile acquistarli il giorno del concerto presso il Museo Poldi Pezzoli.

Girolamo Frescobaldi
(1583 – 1643)
Se l’aura spira
Henry Purcell
(1659 – 1695)
If music be the food of love
Barbara Strozzi
(1619 – 1677)
Che si può fare
Eraclito amoroso
Gaspar Sanz
(1640 – 1710)
Espanoletas e Folias
Henry PurcellSweeter than roses
sopranoEleonora Marenzoni
chitarra baroccaAlberto Pola

La seconda tappa della Promenade si svolgerà alle ore 19.00 presso la Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggioredenominata la Cappella Sistina di Milano, in cui l’Ensemble Concerto Romano, diretto da Alessandro Quarta metterà musica e voce al servizio di un’unica e perfetta armonia con il programma Quand’io ripenso. Mottetti e arie morali del Seicento romano, contornato dagli affreschi della bottega di Vincenzo Foppa, oggetto anch’essi di visita guidata.

Virgilio Mazzocchi
(1597 batt. – 1646)
Deh Ritorna al tuo Signore
aria morale a due voci
Francesco Foggia
(1603 – 1688)
O quam dulcis es, Maria
mottetto a due voci
Bonifacio Graziani
(1606 ca. – 1664))
O ch’io sempre mi scordi
cantata morale
Filippo Vitali
(1590 ca. – 1653)
Di beltà
duetto morale
Francisco Soto de Langa
(1534 – 1619)
Dammi in bel cor, Signore
Perché m’inviti pur
Quand’io ripenso
Alessandro Melani
(1639 – 1703)
Ecce salus
mottetto
Giacomo Carissimi
(1605 – 1674)
Surgite, ad iudicium
duetto dall’oratorio “Iudicium extremum”

 

sopraniCarlotta Colombo, Giulia Bolcato
tiorba e chitarraLaura La Vecchia
violoncelloMaria Calvo
cembalo e direzioneAlessandro Quarta

Ad aprire il dittico di appuntamenti sarà l’esibizione del duo Marenzoni-Pola, due allievi dell’Istituto di Musica Antica del Conservatorio di Milano, che si esibiranno alle ore 15.30 presso una sede inedita nella storia del festival: il Salone Dorato del Museo Poldi Pezzoli di Milano. Il programma, dal titolo Udite amanti. Arie, ariette e lamenti d’amore del Seicento, precederà la visita al Museo, incentrata sulla riscoperta delle più belle tele dedicate al tema in questione presenti nel Museo, di cui la Madonna in trono con il Bambino e Angeli musicanti di Ludovico Brea, la Madonna dell’Umiltà e angeli musicanti di Zanobi Strozzi e la Madonna in trono con il Bambino e due angeli musicanti di Cristoforo Caselli.

ATTENZIONE: l’acquisto dei biglietti per il concerto di Marenzoni-Pola è possibile SOLO Online. Per motivi organizzativi non sarà possibile acquistarli il giorno del concerto presso il Museo Poldi Pezzoli.

Programma
Girolamo Frescobaldi
(1583 – 1643)
Se l’aura spira
Henry Purcell
(1659 – 1695)
If music be the food of love
Barbara Strozzi
(1619 – 1677)
Che si può fare
Eraclito amoroso
Gaspar Sanz
(1640 – 1710)
Espanoletas e Folias
Henry PurcellSweeter than roses
Organico
sopranoEleonora Marenzoni
chitarra baroccaAlberto Pola

La seconda tappa della Promenade si svolgerà alle ore 19.00 presso la Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggioredenominata la Cappella Sistina di Milano, in cui l’Ensemble Concerto Romano, diretto da Alessandro Quarta metterà musica e voce al servizio di un’unica e perfetta armonia con il programma Quand’io ripenso. Mottetti e arie morali del Seicento romano, contornato dagli affreschi della bottega di Vincenzo Foppa, oggetto anch’essi di visita guidata.

Programma
Virgilio Mazzocchi
(1597 batt. – 1646)
Deh Ritorna al tuo Signore
aria morale a due voci
Francesco Foggia
(1603 – 1688)
O quam dulcis es, Maria
mottetto a due voci
Bonifacio Graziani
(1606 ca. – 1664))
O ch’io sempre mi scordi
cantata morale
Filippo Vitali
(1590 ca. – 1653)
Di beltà
duetto morale
Francisco Soto de Langa
(1534 – 1619)
Dammi in bel cor, Signore
Perché m’inviti pur
Quand’io ripenso
Alessandro Melani
(1639 – 1703)
Ecce salus
mottetto
Giacomo Carissimi
(1605 – 1674)
Surgite, ad iudicium
duetto dall’oratorio “Iudicium extremum”
Organico
sopraniCarlotta Colombo, Giulia Bolcato
tiorba e chitarraLaura La Vecchia
violoncelloMaria Calvo
cembalo e direzioneAlessandro Quarta

Sarà così il Paradiso? Cantare in coro, mettere la propria voce al servizio di un’unica, perfetta armonia, dev’essere un po’ come affacciarsi sul Regno dei Cieli. Chissà, forse qualcuna delle monache di clausura della Chiesa di san Maurizio – o magari una tra le novizie – avrà pensato qualcosa del genere, ascoltando le sue consorelle intonare il canto dell’Ufficio divino e levando gli occhi verso l’alto, in direzione del pontile destinato ad accogliere il gruppo delle coriste, fino a posare lo sguardo su una visione d’incanto, da togliere il fiato. La volta dell’arco sottostante è infatti decorata da quello che è probabilmente il più antico degli affreschi realizzati nell’aula delle monache: un Padre Eterno benedicente attorniato dai quattro evangelisti e da angeli, attribuito alla bottega di Vincenzo Foppa e databile agli anni venti del Cinquecento. Più delle altre figure, sono soprattutto gli angeli ad attirare l’attenzione. Con l’eccezione di una figura isolata che regge un cartiglio, collocata a parte, sono disposti in sei coppie, così da formare il numero biblico di dodici, che indica completezza, totalità; quattro di esse sono rappresentate nell’atto di cantare e suonare, mentre le altre due appaiono impegnate nella preghiera, come in un riflesso della pienezza del Paradiso. Anche gli oggetti raffigurati, d’altra parte, sembrano voler idealmente rimandare all’insieme dei mezzi impiegati per la pratica musicale: ci sono i libri da cui cantare, strumenti a fiato, ad arco, a corde pizzicate.

Tra quelle visioni, il repertorio del concerto di questa sera può rappresentare un buon compromesso. La musica per canto e strumenti a corde, come il liuto o la chitarra, si pone spesso a metà strada tra l’aristocratico e il popolare, mescolando e confondendo i generi, tra influenze, imprestiti e sconfinamenti.

Sebbene la sua produzione appaia prevalentemente orientata al repertorio per strumenti a tastiera, Girolamo Frescobaldi mostra di trovarsi a proprio agio anche alle prese con la musica vocale. Se l’aura spira proviene dal primo di due libri di Arie musicali pubblicati a Firenze nel 1630. Si tratta di una composizione realizzata applicando la tecnica del basso strofico: sull’iterazione della parte – per l’appunto – del basso continuo, mantenuta invariata a ogni ripresa, si dispone una linea vocale che a ogni strofa intona una melodia differente. Nell’adozione di tale espediente, così come nell’andamento di danza evocato dal disegno ritmico, è possibile scorgere un riflesso dell’atmosfera primaverile che informa il testo verbale, al suo senso di rinascita e alla sua dimensione ciclica.

Di primo acchito, può apparire curioso che un compositore come Henry Purcell torni a più riprese su una breve lirica per canto e basso continuo, al punto da approntarne ben tre versioni in una manciata d’anni. Tanta cura appare però più che comprensibile, se la lirica in questione è la deliziosa If Music be the Food of Love, un piccolo gioiello. Il testo è di Henry Heveningham. Questi riprende il verso cui Shakespeare affida l’apertura della commedia Twelfth Night («La tredicesima notte») per svilupparlo in una dichiarazione d’amore appassionata – che è anche, allo stesso tempo, un’intensa espressione d’amore per la musica. Purcell ne pubblica dunque tre versioni: le prime due, del 1692 e dell’anno successivo, si distinguono per la diversa tonalità d’impianto e pochi aggiustamenti alla linea vocale, mentre la terza, del 1695, interviene in modo più sostanziale sulla melodia, che si presenta anche molto più ornata. Ad accomunarle tutte, comunque, è la non comune capacità di scavare nei sentimenti, di dar loro in pochi tratti una forma pienamente compiuta.

Nella pur vasta produzione di Barbara Strozzi non figurano opere o altri lavori destinati al teatro. O meglio: non in senso stretto, poiché gran parte della sua musica appare mossa da una sensibilità teatrale di primissimo ordine. Come l’aria Che si può fare, dalla raccolta op. 8 del 1664, che si configura come un dramma in miniatura, attraversato da un crescendo emozionale dalla gestione esemplare; o, ancora, la cantata L’Eraclito amoroso dall’op. 2 del 1651, costruita come una vera e propria scena d’opera.

La forma del tema variato ricorre con grande frequenza, e in molteplici configurazioni, nella musica di Gaspar Sanz: la si ritrova in un gran numero delle composizioni raccolte nei tre libri dell’Instrucción de música sobre la guitarra española pubblicati tra il 1674 e il 1697, come le Españoletas e le Folias, affascinanti e ingegnose. E parimenti affascinante e ingegnosa è l’aria Sweeter than Roses di Purcell, che il compositore scrive nel 1695, pochi mesi prima di morire, per la tragedia Pausanias di Richard Norton, in cui il sentimento amoroso che domina la scena prende vita in un succedersi d’immagini che accendono la scrittura vocale in un concatenarsi di episodi via via più ampi e mossi.

San Filippo Neri, probabilmente, l’avrebbe apprezzata. Di certo ha apprezzato la musica, come dimostra la vasta produzione sorta all’ombra dell’Oratorio.

Melodie accattivanti, facili da memorizzare, a sostegno di testi semplici ma d’impatto sono gli ingredienti principali di quel repertorio, animato da uno spirito per molti versi analogo a quello che informa l’attecchire delle arti figurative tra le comunità cristiane delle origini.

Forse, a ben vedere, più ambizioso. Se, infatti, il rapido diffondersi di opere pittoriche e scultoree negli edifici di culto risponde (anche) all’esigenza di educare il popolo dei fedeli – in gran parte analfabeti – ai fondamenti della fede ponendoglieli letteralmente davanti agli occhi, nella forma di immagini evocative, dal simbolismo immediato ed evidente, l’affermazione di una pratica musicale e di un repertorio accessibili a tutti, anche – e soprattutto – agli esponenti dei ceti più umili, con particolare attenzione per i più giovani, non si limita a ricoprire una funzione didattica, ma mira a ben altro: non solo, dunque, a sfruttare la natura accattivante del linguaggio musicale per insegnare i principî del cristianesimo; bensì, addirittura, a instillarli nel cuore di esecutori e ascoltatori facendo leva sull’influenza esercitata dalla musica sull’animo umano. O – perché no? – sul corpo: l’espressione della fisicità può essere incanalata per pervenire alla tensione spirituale. Così accade in composizioni come Deh, ritorna al tuo signore di Virgilio Mazzocchi e Perché m’inviti pur di Francisco Soto de Langa: la prima traduce il fervore morale del testo in un andamento di danza sempre più sfrenato, trascinante, mentre l’altra è modellata su un brioso tema di ciaccona.

D’altra parte, la considerazione di cui gode la musica nell’ambiente dell’Oratorio non è limitata ai suoi aspetti legati alla sfera più propriamente spirituale e a quelli pedagogici, ma si estende al suo valore intrinseco, culturale. Avviene così che in seno alla congregazione filippina si sviluppi una realtà musicale di grande ricchezza, e prenda forma un repertorio assai vario, che accanto al nucleo fondamentale di composizioni più semplici si allarga a comprendere opere di maggior complessità. Dunque, si va da lavori come il mottetto O quam dulcis es, Maria di Francesco Foggia, che alterna episodi d’intenso lirismo ad aggraziati intrecci polifonici, o Ecce Salus dai Concerti spirituali di Alessandro Melani, pervaso da un accesa drammaticità, fino a composizioni dal linguaggio – se non dalla destinazione – schiettamente teatrale: ossia quei drammi d’argomento sacro, religioso o morale che dalla congregazione filippina, presso cui si sviluppano, assumeranno il nome di oratori, e che nell’arte di Giacomo Carissimi troveranno l’espressione più rappresentativa.

Udite Amanti
Quand'io ripenso

Ancora un momento!


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