Sala Balla Castello Sforzesco

La Sala della Balla è una delle più celebri del Castello Sforzesco. Dai documenti quattrocenteschi si ricava che già negli anni Settanta del Quattrocento esisteva al Castello una grande sala utilizzata come teatro degli eventi più sontuosi della corte: feste e ricevimenti, balli e giochi come quello della “balla”. Luca Beltrami, alla fine dell'Ottocento, credette di poter identificare la sala, spesso citata nei documenti, in quella grande al primo piano della Rocchetta, che per i suoi volumi ben si prestava ad accogliere una grande folla e dove si poteva pensare di edificare, in occasione di incontri con ambasciatori, una tribuna sopraelevata, dove dovevano trovare posto il duca e i suoi ospiti, così come racconta un noto documento del 1474. Più recentemente, accurati studi documentari hanno permesso di identificare la sala delle feste nella zona del cortile Ducale, inizialmente collocata al primo piano, dove ora si trova il Museo dei Mobili, poi spostata al piano terreno, in corrispondenza dell'attuale Galleria di Sculture. La sala presente era invece adibita, nella seconda metà del Quattrocento, a deposito di granaglie e farine, che venivano utilizzate per tutto il Castello: questo spiega le sue dimensioni imponenti. A seguito dell'errore di identificazione di Beltrami, dopo la riapertura del Castello Sforzesco al termine dei restauri tardoottocenteschi, è stata la grande sala della Rocchetta ad assumere il nome di Sala della Balla, con il quale è nota ancora oggi. La sala ha ospitato per tutto il Novecento alcune delle più importanti collezioni del museo. L’assetto attuale è quello che risale al riallestimento operato dallo studio BBPR all'inizio degli anni Sessanta, quando in questi spazi e in quelli adiacenti è stato collocato il Museo degli Strumenti Musicali, con la collezione delle tastiere e con alcuni singoli capolavori, come il flauto Bressan, l'oboe Anciuti e il cosiddetto flauto Anciuti. A partire dagli anni Ottanta vi hanno trovato posto gli arazzi Trivulzio, una serie completa di dodici arazzi che illustrano le tipiche attività agricole che si svolgono in Lombardia lungo tutto l'anno, sotto gli auspici e l'influenza del simbolo astrologico corrispondente. Gli arazzi sono stati tessuti a Vigevano su disegno di Bramantino nel primo decennio del Cinquecento, su commissione del capitano Gian Giacomo Trivulzio, subito dopo la caduta di Ludovico il Moro.

Informazioni

Piazza Castello
MM Cairoli
Bus 50, 57, 58, 61, 94
Tram 1, 2, 3, 4, 12, 14, 16, 19